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Aristotele - L’amicizia

L'amicizia, la philía, che viene considerata come una virtù o qualcosa di strettamente congiunto alla virtù.  Che cos'è l'amicizia? L'amicizia è di tre tipi: può fondarsi sull'utile, sul piacevole o sul bene. Coloro che stringono amicizia in virtù dell'utile o del piacevole non si apprezzano per se stessi, ma in vista di un qualche vantaggio reciproco. Gli anziani sono portati a stabilire amicizie dalle quali potrà derivare qualche vantaggio, i giovani a ricercare amicizie basate sul piacere. In entrambi i casi si tratta di amicizie effimere, destinate a esaurirsi non appena cessi l'utilità o la piacevolezza. La perfetta amicizia è quella che si fonda sulla virtù e sul bene, in cui si stima l'amico in quanto persona, in modo disinteressato: si tratta di un'amicizia poco frequente, che si consolida nel tempo attraverso una comunanza di vita e di intenti. Per Aristotele non si possono avere molti amici, perché la vera amicizia presuppone un uguale stat...

Aristotele - La felicità quale fine dell'etica

II fine dell'etica è la felicità, la quale coincide con quella condizione di benessere che l'uomo sperimenta quando sta bene con se stesso, con gli altri e con il proprio ambiente. Infatti, la virtù rappresenta la disposizione abituale e costante ad agire secondo ragione. Vi sono due tipi di virtù: Le virtù dianoetiche (da diánoia, "intelletto") e le virtù etiche (da éthos, "costume", comportamento'): le prime consistono nell'esercizio stesso della ragione e si distinguono in atte (cioè la capacità di produrre oggetti), saggezza (la capacità di agire convenientemente), intelligenza (la capacità di cogliere i principi primi), scienza (la capacità dimostrativa) e sapienza (il grado più alto della scienza); le seconde consistono nella disposizione a vivere secondo ragione, cioè a dominare, con la razionalità, gli impulsi sensibili. Esse sono, ad esempio, la moderazione, la magnanimità, la temperanza...; la virtù etica più importante è la giustizia, come...

Aristotele - La ricerca del "giusto mezzo"

L'etica aristotelica rivela un grande realismo nell'affrontare le questioni della vita pratica, rifuggendo da ogni estremismo idealistico. Essa si presenta come un'etica possibile, alla portata di ogni uomo. Se  sul piano sociale il modello è la classe media, sul piano filosofico la virtù appropriata è il "giusto mezzo", cioè l'equilibrio tra i due estremi del difetto e dell'eccesso: "La virtù sta nel mezzo". Ma come si stabilisce e si "misura" il giusto mezzo? Aristotele risponde con molta prudenza a tale questione. Egli sa bene che nel comportamento morale non si possono dare regole assolute e dunque non può esserci una misurazione rigorosa del giusto mezzo valida per tutti. La sua determinazione è affidata alla saggezza pratica (in greco phro-nesis), che varia in relazione al soggetto e alle condizioni oggettive. Si tratta di una posizione dettata da moderazione e flessibilità, che possiamo condividere ancora oggi e su cui vale la pe...

Aristotele - L’etica e la politica

L'etica è una scienza pratica, che si occupa del comportamento dei singoli ed è rappresentata dalla ricerca e dalla determinazione del significato della felicità. Quest'ultima è il fine supremo, il bene sommo, perché non subordinato ad altri fini ma desiderabile per se stesso. La prospettiva etica di Aristotele muove dall'osservazione delle situazioni reali, degli usi e dei costumi dei popoli, e dalla conseguente riflessione su che cosa sia bene fare, tenuto conto delle circostanze concrete, sociali e storiche. Quella aristotelica è una posizione che si può considerare attuale in relazione alla nostra società multietnica e multiculturale, in quanto, anziché affermare in modo dogmatico la pretesa universalistica di un unico punto di vista morale, si sforza di trovare un compromesso intorno alla questione dei valori, considerando il rapporto tra gli individui, e tra questi e le istituzioni, in modo relativo e dinamico. Essa non è estranea al mutato clima politico in cui Arist...

Aristotele - l’anima, principio della vita

Aristotele considera la trattazione dell'anima come un capitolo della fisica. Essa è il principio della vita immanente nelle cose animate, strettamente legato al corpo di cui rappresenta la causa formale, efficiente e finale. L'anima dunque attualizza il corpo, rendendolo vivente. Aristotele riconosce tre diverse funzioni dell'anima: la funzione vegetativa, che è propria di tutti gli esseri viventi a partire dalle piante e implica il loro nutrirsi, crescere, riprodursi e perire; la funzione sensitiva, che è propria degli animali e dell'uomo i quali, oltre a nutrirsi e a crescere, sono capaci anche di provare sensazioni e di desiderare; la funzione intellettiva, propria esclusivamente degli uomini, grazie alla quale essi possono pensare, ragionare, parlare e dirigere anche le altre forme di vita.

l’ordine finalistico dell'universo e la teoria dem movimento

L’ordine finalistico dell'universo: Secondo Aristotele nulla, nella natura, è governato dal caso: i denti degli animali, ad esempio, spuntano proprio in funzione dello scopo che devono adempiere, quello di tagliare il cibo. Egli ritiene che il fine sia inscritto nella natura stessa delle cose. Crede quindi in un ordine finalistico e necessario che governa il mondo in ogni sua parte. Dalla visione finalistica della natura dipende la "teoria dei luoghi naturali", secondo la quale ogni elemento in natura ha un suo posto preciso e, appunto, "naturale", a cui tende con un particolare tipo di movimento. Teoria del movimento Aristotele afferma che esistono quattro tipi fondamentali di movimento  il movimento sostanziale (relativo alla sostanza), che consiste nella generazione e nella corruzione: Socrate nasce (generazione), Socrate muore (corruzione); il movimento qualitativo (cioè relativo alla qualità), rappresentato dal mutamento o dall'alterazione (ad esempio l...

la teoria delle quattro cause

Aristotele spiega il divenire mediante le nozioni di "atto" e "potenza": ogni sostanza possiede delle qualità potenziali che, attraverso un processo di trasformazione, possono realizzarsi pienamente e raggiungere la forma in atto. Ogni trasformazione, ossia ogni passaggio dalla potenza all'atto, richiede delle particolari condizioni e determinate cause. Aristotele giunge a elaborare i fenomeni affermando poi che all'origine dei fenomeni ci sono quattro cause: una causa materiale: la materia di cui una cosa è fatta (ad esempio il legno con cui è costruita una sedia); una causa formale: la forma, l'essenza, ciò che fa sì che una cosa sia proprio quella cosa e non un'altra (ad esempio l'idea, il progetto del falegname che costruisce la sedia); una causa efficiente: la forza che genera un mutamento, sia agendo dall'esterno, come nel caso della spinta inferta a un corpo, sia agendo dall'interno, come nel caso di una decisione o di un'azion...